Titolo: Pandora
Autore: Licia Troisi
Editore: Mondadori
Copertina: Corrado Vanelli
Pubblico consigliato: amanti dell’urban fantasy e sotto i diciott’anni
Voto complessivo: 6

Con Pandora Licia Troisi, madre delle trilogie del mondo emerso, nonché scrittrice fantasy italiana più venduta al mondo, dà il via, con questo libro, alla sua ennesima saga fantasy che per la prima volta si tinge di Dark, come ci tiene a sottolineare già nella copertina.

La Troisi sembra aver ormai abbandonato il fantasy “puro”, tipico dei primi volumi, preferendo invece continuare la sua carriera nel genere “urban fantasy” che, in questi ultimi anni, sta diventando una moda fin troppo assecondata (si veda ad esempio “Hunger games”, Divergent “e “Shadow hunter”).

 La recensione di Pandora

L’idea di base, come preannunciato dal titolo, si basa appunto sul mito di Pandora e sul vaso, regalatole da Zeus in persona, che conteneva i mali del mondo. Questo primo libro, infatti, si apre nell’antica Cartagine, dove ha luogo un rituale misterioso, con il quale gli Angeli della Morte vengono rinchiusi in uno scrigno. E sarà proprio Pam, una ragazza dark esclusa da tutti, che in seguito ad una sfida aprirà quello scrigno antico, riversando nel mondo gli Angeli della Morte, proprio nella notte di Halloween.




Da quel momento in poi Pam scoprirà di essere un’Apriporta, ovvero una ragazza in grado di collegare varie dimensioni, e combatterà assieme a Sam, un ragazzo mezzo teppista, posseduto dal più potente degli Angeli della Morte, Samael.

La trama in sè parte da un’idea molto originale e intrigante, dalle potenzialità enormi, che però non vengono colte appieno, nonostante Licia sia brava a tessere una trama che interessi per tutta la durata del libro, seppure con elementi narrativi improbabili e forzati. Emergono, inoltre, alcuni elementi che non ci si aspetterebbe e che preannunciano uno spessore della trama più profondo ma che, per questo primo volume, viene taciuto.
Voto: 7

I personaggi

Fin dalla copertina, una triste stereotipizzazione del mondo dark immerge la protagonista Pam, per la quale Licia immagina un abbigliamento composto da pantaloni di pelle, anfibi, corpetto e orecchino nero al naso. Licia, però, forse non sa che per dare vita ad un’opera “dark”, non è assolutamente necessario inserire una protagonista avente un look dark e la data di Halloween, che sono invece elementi che rendono banale, scontata e stereotipata questa ambientazione.
La Troisi sembra quindi essersi approcciata in maniera decisamente pretenziosa e scontata rispetto questo tema, che avrebbe potuto offrire molto, molto di più.

I due protagonisti principali, risultano dalla somma di due stereotipizzazioni, ovvero della dark e del teppistello, nonostante Sam risulti avere una profondità di pensiero più curata, data anche dalla lotta interna fra il suo Io umano e l’Angelo della Morte, elemento che ho molto apprezzato. I restanti personaggi risultano comunque piatti e privi di una caratterizzazione apprezzabile. Il barbone Malanotte e Mara sono gli unici ad avere un passato interessante che da spessore alla storia, assieme alla figlia del primo, Angelica.
In ultima analisi, forse proprio a causa della scarsa caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi risultano privi di spessore.
Voto: 5-

Lo stile

Il libro è incentrato sulla velocità e la scorrevolezza, come dimostrano i capitoli molto corti e i dialoghi più frequenti rispetto ai libri precedenti. Una scrittura buona, leggibile ed equilibrata, ma non sufficientemente curata per un pubblico più “maturo” rispetto agli adolescenti.
Voto: 6

Il finale

Come già anticipato, questo volume è solo il primo di una saga composta da sei volumi e benché la stessa Troisi abbia dichiarato in un’intervista che ogni volume avrebbe avuto “senso” anche da solo, la conclusione lascia l’amaro in bocca, soprattutto per l’epilogo che fa comprendere l’esistenza di molto altro, senza però svelare nessuna carta. Indubbiamente un’operazione non solo artistica, ma anche di marketing, atta ad invogliare i lettori a scoprire i segreti di Pandora nei prossimi libri.
Il libro comunque si conclude con la cattura del primo Angelo della Morte e un tipico “happy ending”, ergo ora dovremo aspettare il prossimo libro per comprendere appieno il progetto di Licia.
Voto: 6

Commento finale

Questo libro è ricco di richiami a film, fumetti e videogiochi del mondo reale, come Harry Potter e Halo, e viene da chiedersi se questi continui rimandi non siano anch’essi operazioni di marketing, cosa che deluderebbe non poco.
Se potessi tornare indietro sicuramente NON comprerei questo libro, se non per accostarlo alle trilogie precedenti, e lo consiglierei solo a lettori appassionati del genere urban fantasy e con età fino ai 16 anni, o comunque alle prime esperienze letterarie nel mondo fantasy.

Un piccolo inciso: inserire in un’opera citazioni di altri libri, film o fumetti può apparire controproducente, come in questo caso, dove la citazione più memorabile risulta essere proprio quella di Gatsu, protagonista del mitico fumetto Berserk, capolavoro indiscusso di Kentaro Miura: “Ovunque si vada, quello che ci attende è sempre un campo di battaglia”.
Nonostante questo appare degno di merito anche lo scambio di battute fra Pam e Angelica nelle ultime pagine del libro, dove quest’ultima pronuncia queste parole: “Io però penso che qualcosa di te mi resterà dentro per sempre, Pam. Sbagliavo: il bene resta.”

 

E a te è piaciuto Pandora o come me credi che Licia Troisi abbia scritto un libro particolarmente mediocre? Fammelo sapere nei commenti e non ti dimenticare di dare un’occhiata a tutti gli altri articoli sui libri! Ne leggerai delle belle 😉

“Pandora” di Licia Troisi: l’ultima grande delusione
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