Mistero, horror, avventura, biciclette, radio, Star Wars, paranormale, Dungeons and Dragons ed esperimenti governativi: Stranger Things è tutto questo ma anche molto di più. La serie, pubblicata da Netflix il 15 luglio 2016, porta alla ribalta il sci-fi per ragazzi, genere un tempo molto popolare e oggi dato per disperso dal piccolo e grande schermo. I fratelli Matt e Ross Duffer hanno difatti confezionato un prodotto capace di intrigare lo spettatore proiettandolo in una nostalgica ed accurata rappresentazione degli anni ottanta, ricca di richiami e tributi ai più classici capisaldi del genere senza tralasciare una spiccata capacità di rielaborare topoi vecchi di ormai quarant’anni, in chiave autentica.

Recensione Stranger Things (spoiler FREE)

Assistendo alle vicende di Mike, Dustin, Lucas e Will non si può che provare un tuffo nel passato. L’azione si svolge attorno alla scomparsa di Will, avvenuta in circostanze misteriose. Questa è la scintilla che metterà in moto diversi gruppi di personaggi con il fine di ritrovare il bambino scomparso, e che porterà a interessanti risvolti scomodando i servizi segreti governativi. Fantasy e fantascienza si intrecciano a thriller e horror, disegnando una storia tanto autentica quanto appassionante: siamo in piena Guerra Fredda dopo tutto. Stati Uniti e Russia si scontrano in silenzio, vi è la corsa allo spazio, a nuove tecnologie di spionaggio, il clima è teso e la macchina governativa votata alla totale segretezza. Così l’immaginario collettivo trabocca di spunti d’ispirazione, che cinema e letteratura non si lasciano certo scappare.

Sono gli anni di Stephen King, di E.T. l’esxtraterrestre, Alien, I Goonies, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e potrei continuare ad oltranza, perché Stranger Things omaggia ciascuna di queste opere e molte altre con citazioni e tributi mai stucchevoli e canzonanti, bensì esibendo una sceneggiatura fresca e retrò, sapientemente intessuta di piccole perle che solo i più assidui appassionati saranno capaci di cogliere nella loro interezza.

stranger things confrontoLa regia, statica ma mai fastidiosa, presenta pochi movimenti di camera, abbandonando virtuosismi in voga nel cinema odierno per abbracciare proprio lo stile di quegli anni, al punto da rendere gli stessi scorci e movimenti di macchina veri e propri richiami dei grandi classici, tra cui non posso fare a meno di nominare Explorers, The Shining, Alien, Stand by me – il ricordo di un’estate.

Le musiche, non da meno, composte da Michael Stein e Kyle Dixon utilizzando il sintetizzatore, sono fortemente ispirate allo stile di John Carpenter, adattandosi perfettamente all’atmosfera sci-fi che trasuda dallo schermo con note acute ed elettroniche, mai ridondanti.

stranger things 11La presenza di più di un antagonista, l’assenza di un vero e proprio lieto fine, il richiamo di elementi paranormali classici e moderni come il tema della telecinesi da una parte, (molto in voga negli anni 80 e sul quale lo stesso Stephen King basò sapientemente il suo romanzo d’esordio, Carrie) e quello dei ponti tra dimensioni parallele dall’altra, fanno di Stranger Things un opera capace di offrire qualcosa di fresco, ma allo stesso tempo capace di rievocare sapori, ad oggi, ormai quasi dimenticati.

Indirizzata ad un pubblico decisamente ampio (chi non ha, direttamente o indirettamente, subito l’influenza di quel periodo storico?), la nuova produzione Netflix è destinata a rimanere un fiore all’occhiello nel già ricco catalogo.

La seconda stagione è in lavorazione ed arriverà il 31 Ottobre 2017, esattamente per Halloween. Che sia un indizio riguardo possibili risvolti marcatamente horror nella storia? Non resta che attendere, impazienti.

Stranger Things, la recensione – Lo sci-fi anni 80′
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