Una favola dark-fantasy, un viaggio esoterico sospeso fra una cruda e sanguinosa realtà e un meraviglioso ed illusorio sogno. Il Labirinto del Fauno è l’Alice nel Paese delle Meraviglie per adulti, che fonde gli orrori di una raccapricciante realtà e di una misteriosa e pericolosa fantasia, in una favola avvincente ed emozionante.

La recensione

La difficile realizzazione

Vi sono le mani e la mente di Guillermo del Toro dietro la realizzazione di questa incredibile pellicola del 2006, della quale è il vero ed unico Padre, avendola scritta, sceneggiata e diretta. Questa pellicola rappresenta per del Toro, che tutt’ora ritiene il suo film riuscito meglio, una grandissima soddisfazione personale, ma la sua produzione è stata un lungo travaglio durato quasi 10 anni.



Del Toro stese un primo soggetto per Il Labirinto del Fauno già nel lontano 1993 ma, a causa della mancanza dei sovvenzionamenti necessari, fu costretto ad abbandonare il progetto e a mettersi all’opera su altri titoli, come Mimic e Cronos. Grazie al successo riscosso da questi poté finalmente dedicarsi a “La spina del Diavolo“, quello che viene considerato il prequel del Labirinto del Fauno.

Il fallimento al botteghino di quest’ultima pellicola lo ha portato a lavorare su film più commerciali, i quali però riscossero un enorme successo, come gli indimenticabili Blade 2 e Hellboy, e così poté finalmente mettersi all’opera su quel progetto a cui era profondamente legato. I problemi, però,  continuarono a presentarsi, a differenza dei finanziamenti che non riusciva ad ottenere, e così decise di distaccarsi completamente da Hollywood e girare il film in Spagna nella più completa libertà.

E il risultato che ottenne con Il Labirinto del Fauno è che questa pellicola rimane tutt’ora il suo lavoro più riuscito, come da lui stesso affermato.

La trama

« Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo, dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani. Sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno, traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori, i raggi del sole la accecarono, cancellando così la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Il suo corpo patì il freddo, la malattia, il dolore, e dopo qualche anno morì. Nonostante tutto, il Re fu certo che l’anima della principessa avrebbe, un giorno, fatto ritorno, magari in un altro corpo, in un altro luogo, in un altro tempo. L’avrebbe aspettata, fino al suo ultimo respiro. Fino a che il mondo non avesse smesso di girare. »

Il film racconta un crudele e sanguinoso spaccato della storia, ovvero la dominazione di Francisco Franco nella Spagna del 44, una cruenta dittatura di stampo fascista. Fin dai primi istanti compare Ofelia, la giovane protagonista, una bambina che si rifugia nei libri e che viaggia con sua madre alla volta del suo nuovo marito Vidal, un Capitano Franchista che vuole a tutti i costi che il figlio nasca sotto il suo tetto. Ma la bambina, durante il viaggio, risveglia un’antica magia che la condurrà a fare la conoscenza di un essere magico, un Fauno, il quale, dopo averle svelato che Lei è in realtà la Principessa del Regno Magico Sotterraneo, le affida tre prove che dovrà portare a termine per tornare nel suo regno.

La recensione

ofelia-labirinto-del-faunoIl comparto tecnico di questo capolavoro è stato pluripremiato in più di un’occasione, Oscar compresi, nei quali ha trionfato come miglior trucco, miglior scenografia e miglior fotografia. Ma questi Premi non sono un semplice frutto della bravura e delle capacità di chi vi ha lavorato, ma dell’impegno e dell’amore con cui Del Toro ha diretto questa pellicola. Ogni elemento del film doveva apparire perfetto e fondersi con le restanti parti. Ogni piccolo dettaglio del film doveva combaciare con la perfezione agli altri e fondersi con l’atmosfera della pellicola. Guillermo del Toro pose un particolare accento addirittura sulle musiche, che cambiò decine e decine di volte in corso d’opera, perché queste rappresentassero appieno l’ambiguità e dualismo del film, ovvero il contrasto fra mondo magico e mondo reale.

Un plauso va sicuramente a Guillermo Navarro che ha creato un’eccezionale fotografia basata sui contrasti di tonalità fra i due mondi e a Eugenio Caballero, lo scenografo, che ha creato un’ambientazione mozzafiato perfettamente integrata nella storia, la quale è visivamente ispirata ai disegni e alle atmosfere di Arthur Rackham, lo stesso a cui si devono le illustrazioni di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Risulta spettacolare anche la tecnica con la quale sono stati realizzati il Fauno e l’Uomo Pallido, liberamente ispirato al quadro Crono di Goya. E’ incredibile come, nonostante il budget decisamente limitato, vista la mancanza di finanziamenti, la CGI con la quale sono stati realizzati gli esseri fantastici sembra impeccabile e, come tutti gli elementi del film, unirsi alla perfezione al resto del racconto. E qui bisogna fare una standing ovation a Doug Jones, i cui movimenti e atteggiamenti con i quali ha interpretato le due creature danno ad esse un aspetto ancora più ambiguo e straordinario, frutto di un’interpretazione magistrale. In questa pellicola abbiamo la conferma di quanto Doug sia un Maestro nel dare ancora più spessore a creature fantastiche e misteriose, come ha saputo fare anche con Abe Sapien di HellBoy.

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La colonna sonora è parte viva del film ed è talmente integrata nella narrazione che ne viene addirittura cantata dalla domestica Garcés. Un insieme di musiche struggenti e drammatiche, che ti accompagna durante questo meraviglioso e terrificante viaggio, senza mai risultare scadenti o invadenti. Una deliziosa compagna di cammino, che riesce ad aumentare ancor di più la potenza delle emozioni che il film riesce suscitare.

Per ultimi soggetto e sceneggiatura, i due elementi che hanno reso per me grandioso questo progetto. Se è pur sempre vero che è possibile creare un buon film da una storia mediocre, grazie ad una precisa e accurata esecuzione qui abbiamo l’esempio lampante del sodalizio fra solide fondamenta ed esecuzione impeccabile. E di questo dobbiamo ringraziare solo e soltanto una cosa: non tanto la bravura di Del Toro, ma la sua passione e l’amore che ha dedicato in questo progetto, che risulta curato fin nel minimo dettaglio.

Certo la trama richiama i tipici archetipi delle favole, dalle prove, alla presenza di pozioni, esseri incantati e chiavi magiche, ma sviluppa il tutto in maniera intrigante e misteriosa, senza mai risultare banale o scontata.

Il finale

labirinto di pan

Il finale del Labirinto del Fauno è la perfetta chiusura e la massima manifestazione di tutto ciò che è la  vera natura ed essenza di questo film. E’ sospesa in un flusso di momenti pieni di tensione e di coraggio, dalla emozionante drammaticità. Eppure, in questo contesto tetro, vi è la realizzazione del sogno della Principessa Ofelia, e la bellezza e lo stupore che suscitano i luoghi incantati.

Ma ancora una volta Guillermo del Toro ti incastra in un finale ambiguo, che non ha una vera risposta. Gli ultimi minuti sono l’apoteosi della contrapposizione fra magia e realtà, fra verità e sogno. E così si finisce per chiedersi: “cosa vi è di vero in ciò che vede Ofelia? E’ pazza o esiste davvero una realtà magica?”

Analisi

Il film può essere visto con due sguardi diversi, o meglio, letto con due chiavi di lettura diverse: la prima è quella più fredda, reale e drammatica, che vede nella magia attorno ad Ofelia un semplice rifugio dalla sua realtà, un’illusione, una creazione della sua mente per rifuggire dal dolore. Negli ultimi istanti si vede che Vidal è incapace di vedere il Fauno e così viene da chiedersi se lei, effettivamente, non abbia sognato tutto il tempo. E così, forse, l’essere tornata al suo regno non è altro che un’ultima fuga dalla crudele vita verso una realtà più bella.

Personalmente credo, invece, che tutto ciò che lei vedeva fosse reale, che la magia esiste davvero e che ora Ofelia governi il Regno Magico sotto i nostri piedi, centinaia di metri sottoterra, assieme alle centinaia di creature fantastiche che già aveva incontrato nelle sue tante letture.

Credo che sia questa la corretta lettura di questo film, sulla quale bisognerebbe soffermarsi per giorni, visti i complessi e preziosi elementi che vi ha inserito all’interno Del Toro. E’ però indubbio che il regista abbia posto un accento speciale sugli occhi e sul senso della vista. Il film ha un profondo significato esoterico ed è incentrato sul percorso della giovane Ofelia, sul rito magico che deve intraprendere che ha inizio proprio a partire dalla vista. Il regno occulto si manifesta perché la sua curiosità la spingono nella foresta dove trova la statua di un fauno senza un occhio. Ma ritrovandolo e inserendolo nel loculo mancante, la magia si sprigiona attorno a lei, che finalmente può vedere ciò che davvero le sta attorno.

Perché il Labirinto del Fauno è un viaggio occulto, magico, che solo i puri e meritevoli possono compiere. Un viaggio che va ben oltre la semplice vista e che richiede quasi un terzo occhio, una vista zen per essere intrapreso.

Conclusione

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Il Labirinto del Fauno è IL capolavoro di Guillermo del Toro, una favola drammatica ed emozionante, struggente e dolorosa, priva di un reale protagonista, perché ogni elemento della narrazione è fuso assieme agli altri, creando una storia che vive e scorre assieme. L’ambiguità e la contrapposizione fra sogno e realtà è il più grande punto di forza di questa pellicola, un elemento che si evince persino nel Fauno, una creatura mostruosa, dai comportamenti misteriosi e spesso crudeli, che in realtà è l’unico dalla parte di Ofelia, l’unico a farle da guida e a volerla vedere trionfare.

La regia, sempre dinamica ed in movimento, la scenografia, la sceneggiatura: questa è una pellicola riuscita sotto ogni aspetto, capace di farti incollare allo schermo ed emozionare. E ancora un ultimo applauso agli attori, tutti incredibilmente capaci, e a Doug che ha dato vita ad esseri immortali che abiteranno per lungo tempo i miei sogni.

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Il Labirinto del Fauno: recensione e significato del capolavoro di Del Toro
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