Titolo volume: Spazio Profondo
Numero: 337
personaggio ideato da: Tiziano Sclavi
a cura di: Roberto Recchioni
Disegni: Nicola Mari
Copertina per edizione speciale in tiratura limitata: Gipi
Colori: Lorenzo De Felici
Voto: 9/10

Dopo lunga attesa è giunto a noi questo agognato volume, il passaggio del testimone dall’inarrivabile Tiziano Sclavi al promettente Recchioni, in questa storia che appare così distante dal solito Dylan, eppure ancora così vicina al nostro amato Indagatore dell’incubo.
Accade tutto nell’innaturale spazio più profondo, nell’anno 2427, dove non uno, ma più Dylan, clonati e modificati, hanno il compito di recuperare una nave spaziale della Regina Victoria.

 
Nonostante l’ambientazione fantascientifica, che non stupisce, essendo scritta da Roberto Recchioni autore del fumetto fantascientifico Orfani, la trama rimane intrisa di quegli elementi Sclaviani che hanno reso famoso il nostro Indagatore. L’intera opera, che si staglia come l’avvio a questo secondo ciclo, è impregnata ovunque da allegorie e citazioni tratte dalle pellicole più famose al mondo, come 2001 Odissea nello Spazio, Alien, Solaris e molti altri, come ci spiega lo stesso Recchioni.

 
Il volume è ovviamente tesoro di innumerevoli metafore, come la nave stessa; quella gigante prigione alla deriva nello spazio, non rappresenta altro se non la serie stessa dell’Indagatore dell’Incubo e i suoi lettori, che attendono di essere liberati dal ritorno dell’unico e vero Dylan.

 
In fondo Dylan Dog necessitava di una sferzata, di una rivoluzione, per uscire dalla palude dove s’era arenato. E Recchioni, Mari e De Felici, con il loro magistrale lavoro, sembrano davvero aver portato nuova aria alla serie, con un volume dal tono incalzante, dai contenuti profondi e difficili e da quel senso di inquietudine e tensione che permea ogni vero volume dell’Indagatore. Non mancano inoltre la presenza di alcune tipiche scene splatter, l’oniricità di alcune vignette ed il colpo di scena finale, che torna a far sprofondare il povero Dylan in un inferno ancora più buio.

 
Insomma, questo volume sospeso tra vecchio e nuovo non ha niente di cui vergognarsi ma, anzi, è per me degno di essere ritenuto uno dei volumi migliori di tutta la collana, vista anche l’innegabile difficoltà che i i tre “moschettieri” hanno dovuto affrontare, per far riemergere l’antico Eroe di casa Bonelli e dare vita ad un nuovo lungo ciclo di avventure.

 

E voi cosa ne pensate? Vi è piaciuto questo volume? Ritenete che sia stata una buona scelta affidare a Recchioni la cura di Dylan Dog?
Fateci sapere cosa ne pensate commentando questo nostro articolo.

“Spazio profondo”: il nuovo ciclo di Dylan Dog
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