Autore: Sergio Bonelli
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Angelo Stano
Edizione: Ristampa

Commento:
Ben lontani dalla tipica goticità con la quale Tiziano Sclavi si è distinto nei primi volumi, questo albo ottiene una valutazione complessiva sufficiente ma che non può certo soddisfare un vero appassionato dell’indagatore dell’incubo.

L’incipit del volume è sfortunatamente il punto più basso dell’intera narrazione, essendo scandito da dialoghi banali e pieno di frasi fatte e luoghi comuni sui giovani, ma fortunatamente, si riprende presto con il tipico colpo di scena con il quale si introduce “l’incubo” che il nostro amato Dylan Dog dovrà risolvere.
La trama, a questo punto, risulta essere l’esatta inversione del topos dell’infestazione di fantasmi, che devono essere scacciati. Qui, infatti, i fantasmi sono i clienti più affezionati del Signor Brennan, ovvero il negoziante di una piccola bottega di alimentari, ma, da un pò di tempo, alcuni di loro sono spariti e non si fanno più vedere. L’uomo a questo punto si rivolge a Dylan, proprio per chiedergli di riportargli i suoi amati clienti o, almeno, di comprendere per quale ragione essi fossero spariti. Dopo una breve serie di peripezie, si viene però a scoprire che il vero problema dell’uomo non sono tanto i fantasmi, quanto una multinazionale, interessata alla bottega dell’uomo per la costruzione di un enorme complesso. Dylan passerà così dall’essere il tipico indagatore dell’incubo, a investigatore del reale, per poter aiutare il negoziante, e sua figlia, contro le minacce della multinazionale, che presto si spingerà ad utilizzare metodi di convincimento “estremi”, come il rapimento della giovane Emily.

L’intera narrazione è scandita da alcuni tipici tratti dylandogiani, come le pessime e divertentissime freddure di Groucho e l’innamoramento della ragazza, che inevitabilmente cadrà fra le labbra di Dylan.
Questo volume sembra però voler essere apertamente critico, e voler esprimere un problema effettivo della nostra realtà, cercando quasi di dare un insegnamento, elemento che ho apprezzato molto, nonostante potesse essere curato in modo migliore.

Il finale risulta originale, nonostante la trama rendesse arduo il compito di non cadere nel banale, e la vendetta dei fantasmi verso i rapitori della figlia del negoziante, nonché colei che gli aveva cacciati dal negozio, risulta appagante, nonostante molto lontano dallo splatter, che, onestamente, nemmeno apprezzo.

Voto:
Quindi, tenendo in conto tutti i minimi aspetti di questo albo, un sei e mezzo è un voto più che corretto poiché, nonostante la trama sufficientemente curata e avvincente, siamo ben lontani dall’epicità Sclaviana e da quell’atmosfera gotica e misteriosa che ha reso Dylan Dog un cult.

Dylan Dog 299: Una affezionata clientela
Valuta questo articolo